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Umbria Jazz 2004

ipse dixit "vuolsì così colà come si puote ciò che si vuole e più non dimandare" Virgilio. |
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23 luglio 2004
I cigni del jazz scendono in Arena
Serata da antologia : Keith Jarrett, affiancato da Jack DeJohnette e Gary Peacock, ha offerto agli oltre ottomila spettatori il meglio della sua arte.
Ancora una volta il trio più famoso della storia del jazz (Keith Jarrett, Gary Peacock e Jack DeJohnette) si dimostra olimpico e fuori dalla portata dei poveri mortali. «Vedi» la punta velenosa a fine serata dove il balzano umore del maestro, irritato dai troppi flash lo porta a non concedere bis. Come già sei anni fa (il 28 giugno 1999, ma per chi ama gli appuntamenti... mitici si potrebbe risalire al 26 giugno 1995 con la loro prima esibizione in Arena) scende anche in questa occasione la magia tra le millenarie pietre dell’anfiteatro romano e lungo le schiene di ottomila spettatori, entusiasti e rapiti ma anche un po’delusi dalla «chiusa» certo non generosa di «Verona Jazz 2004». Bastano, infatti, le prime note - leggeri, voluttuosi petali dai mille colori - per capire subito che lassù, sul palco discretamente illuminato, si respira aria... divina, che la bellezza e la suggestione regnano sovrane e che i tre rapsodi hanno mani calde, cuori stretti in un unico abbraccio e favole sempre eccitanti. Ma soprattutto c’è lui, il professor Keith Jarrett, ad allungare le ombre del «grandioso» con il suo donarsi totale al piano (quasi fosse una sorta di appendice naturale del corpo), con il suo sensuale ripiegarsi ed alzarsi sullo strumento e con i suoi ormai proverbiali commenti sui brani ( grida spezzate, rantoli sofferenti), tesi a sfruttare al massimo il proprio potenziale emotivo. «Sciamano del piano» l’ha definito il miglior nuovo talento del jazz statunitense, il 34enne Brad Mehldau, e in realtà nella notte areniana l’uomo di Allentown fa lo stregone e il filosofo, alternando nei due set durati circa due ore trance e fisicità, misticismo e divertimento e realizzando un quadro contaminato da squarci notturni e da abbaglianti, concitate e terrestri pulsazioni ritmiche. Grazie a questa sua doppia faccia (visionaria e quotidiana, aristocratica e popolare) e al sempre, ormai immortale, affettuoso apporto del batterista Jack DeJohnette e del contrabbassista Gary Peacock, Keith trasforma, infatti, l’Arena in un salotto raffinato e celestiale, cattura la gente con un flusso di trame intriganti e di profonda spiritualità, l’accarezza con il suo delicato romanticismo e al tempo stesso la scuote quando l’approccio diventa fortemente ritmico e percussivo. L’attrazione fatale, come sempre, viene dalle sue dita, ora espressive e scultoree, ora fantasiose o flessibili. Più le guardi e più ti sembrano uscite da una grotta fatata e nella sfida inesauribile con la tastiera scopri l’impressionismo europeo e la tradizione afroamericana, il virtuosismo di stampo ottocentesco e i colori, che oggi per fortuna chiamano etnici. Sono dita funamboliche quelle che scorrono pigre e violente sui tasti bianchi e neri, ma soprattutto, come scrivemmo nel lontano 1999, sono «dita che amano il trapezio senza una rete di protezione e che puntano diritte verso un universo poetico e sonoro, dove la predilezione per i "silenzi" si coniuga con l’esuberanza, gli spazi lasciati tra nota e nota si mescolano con la convinzione e lo "charme" melodico va di pari passo con le catene asimmetriche e dalle molteplici implicazioni...» Profondamente immerso nel «mare magnum» della musica universale, il «cigno» di Pennsylvania si muove tra complessità accademiche e aromi tradizionali, si inebria sul suo lussuoso Steinway e costruisce, alla fine, una lunga onda, all’interno della quale convivono esuberante lirismo e torrenzialità, tenerezza e bollori. Dietro quelle spalle, che sembrano inchinarsi ai voleri dei tasti, senti tanti amori e tante lingue (da Art Tatum a Bach, dal blues a Stockhausen, da Monk a Bill Evans, dall’antico «stride piano» a Mozart, dal country a Shostakovich), ma al tempo stesso vedi che c’è un cervello in grado di produrre sintesi straordinarie, di incanalare questa immensa, eterogenea enciclopedia in un’unica corrente e di riciclare «standards e evergreen» in materiali nuovi di zecca e in prodotti originali e carichi di inventiva. Sostenuto da due «pards» sempre in vena di prodezze (l’eclettico, muscolare Jack DeJonette e il sanguigno ma anche tenerissimo Gary Peacock), pronto all’assolo e contemporaneamente disponibile al dialogo continuo con i due compagni di viaggio (che da semplici accompagnatori finiscono per assumere una funzione paritetica rispetto al piano), il «genio» mette ai suoi... piedi l’Arena e non dà tregua agli spettatori, regalando un corposo, preziosissimo mazzo di fiori e rimodellando un pianismo che dalla sacra trimurti - Art Tatum, Bud Powell e Thelonious Monk - giunge senza affanno ai nostri giorni. Alla fine ti trovi davanti l’«Inside out» o l’«Up for it», il libro che, ogni volta che lo sfogli, suscita curiosità e brividi, lo spartito, infine, dove il gusto del silenzio si accompagna con la cattedrale in tumulto, la tecnica... olimpica si sposa con il battito stupito del sentimento, il mare tempestoso si confonde con la semplicità della risacca. Quel mare tempestoso che a sorpresa esplode quando tutti aspettano il fatidico bis: l’umoralità prende il sopravvento e lui lascia l’Arena tra la delusione e fischi del pubblico.
| inviato da il 23/7/2004 alle 10:57 | |
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22 luglio 2004
Leggende.
Fiato sospeso per tutti quando, dopo pochi minuti di attesa, sono saliti sul palco Hancock, Shorter, Holland e Blade, come dire un pezzetto non piccolo della storia del jazz. Apparsi sin dal primo momento in grande serata, molto uniti e concentrati, i quattro hanno dato un concerto da molti definito divino, tutto giocato sull’ incastro e l’ equilibrio perfetto delle rispettive parti, tese a costruire con ogni brano perle di assoluta bellezza. D’ altronde con personaggi di questo calibro si sapeva che la possibilità esisteva, ma arrivare ad immaginare un livello simile era impossibile a noi comuni mortali. Al loro confronto, al confronto dello spessore della loro arte, della loro assoluta padronanza del mezzo espressivo musicale, tutto il resto sinora ascoltato qui, che pure è ad un livello a dir poco eccellente, diventava piccolo piccolo, e ci si rendeva conto di stare ascoltando qualcosa che trascendeva le definizioni, di realmente profondo e significativo. Per certi aspetti questo concerto ha dato un senso a questo festival, come se tutto il resto fosse in realtà servito a preparararci a questo
| inviato da il 22/7/2004 alle 12:52 | |
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21 luglio 2004
Energia, Energia, Energia!!!!!!!!!!!!
Alle 21 al Santa Giuliana, pieno fino all’ inverosimile a testimonianza del momento di vitalità che attraversa oggi il jazz, iniziava il suo concerto Hiromi. La giovane pianista, giapponese di nascita ma cresciuta musicalmente a Boston, impegnata a U.J. per la seconda volta dopo un fortunato e promettente debutto a Orvieto 2003, ha confermato in pieno le aspettative degli appassionati. Dotata di una tecnica superba, di talento musicale da vendere e di una energia inesauribile che rende ogni sua esibizione un vero e proprio evento, Hiromi ha certamente tutte le carte in regola per diventare una delle più importanti voci del piano jazz del prossimo futuro.
P.S= Mi sono emozionato a tal punto, che travolto dall'incredibile energia sprigionata da questa piccola grandissima donna HO PIANTO!

| inviato da il 21/7/2004 alle 0:50 | |
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14 luglio 2004
Trio il numero perfetto
sul palco del Morlacchi il trio di John Scofield con Steve Swallow al basso e Bill Stewart alla batteria. Il chitarrista ha un suo stile inconfondibile ed un suo suono che si completano in una scelta stilistica mai banale e non di facile fruizione, ricca di idee e spunti inventivi, e anche questa volta non deludeva il pubblico presente.......... cioè tutti i palati dai più semplici ad i più esigenti.... un insieme questo trio davvero difficile da trovare altrove.
| inviato da il 14/7/2004 alle 22:2 | |
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14 luglio 2004
Un Genio in via di sviluppo.......
A mezzanotte passata al Morlacchi, stracolmo di pubblico malgrado l’ ora tarda a ulteriore testimoniana della vitalità e popolarità di cui gode oggi il jazz italiano, saliva sul palco Stefano Bollani, impegnato in un piano solo che ha mostrato ancora una volta di quali vertici di creatività sia capace questo musicista amatissimo dal pubblico. Utilizzando melodie prese dal Barbiere di Siviglia, come dai Beatles, dai Weather Report come da Celentano, Bollani costruiva piccoli e deliziosi paesaggi sonori, a volte soffusi e malinconici a volte sprizzanti di energia solare e luminosa, sempre pieni di autentica genuina poesia, dimostrandosi ancora una volta il migliore dei pianisti italiani della sua generazione. Il concerto (e la prima lunga giornata musicale di U.J.) terminava poi in gloria con il magico quintetto di Enrico Rava. Formato tutto da veri fuoriclasse, con Bonaccorso al c.basso, Gatto alla batteria, Petrella al trombone e la straordinaria new entry Andrea Pozza al piano, il gruppo ha presentato quasi solo musica composta da Rava, completata da qualche standard. Sarà per la bravura dei singoli componenti, sarà per la insolita sonorità dell’ impasto di tromba e trombone come solisti principali, sarà per la freschezza del materiale compositivo, sarà per la grandissima libertà che viene lasciata dal leader, sarà per tutto questo assieme, certo è che il gruppo ha suonato divinamente. In particolare ieri sera oltre a Rava la cui classe ogni volta emerge inconfondibile, sia Bonaccorso, ormai confermatosi musicista di classe mondiale, che Petrella, essenziale anche nel ruolo di comprimario, hanno seminato perle di bellezza che difficilmente saranno dimenticate. Stanco ma felice il pubblico che ha lasciato a tarda notte il Morlacchi, avviandosi ad un breve riposo, perché qui a Perugia durante il festival si può veramente dire che la musica non cessa mai.
| inviato da il 14/7/2004 alle 11:34 | |
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13 luglio 2004
Un Capolavoro
......il pensiero di tutti correva all’ appuntamento con il grande Jarret atteso alle 21 al Santa Giuliana. Si sa che il pianista è un vero beniamino del pubblico di U.J. dove ha già suonato molte altre volte, e ancora una volta non ha deluso i quasi 4000 presenti. Apparso sin dalle prime note in serata di grazia, concentratissimo e perfettamente in sintonia con i fidi Gary Peacock e Jack De Jonhette, con i quali suona da ormai più di vent’ anni, ha sciorinato una serie di standard famosi, da lui ripresentati in una veste che, pur non proponendo nulla di nuovo sul piano stilistico e formale, erano resi completamente nuovi da una vera valanga di invenzioni improvvisative sempre rinnovate, sostenute da una tensione poetica incredibile che mai, neppure per un attimo, ha mostrato di vacillare. Inutile dire altro, Jarrett è uno dei più grandi musicisti viventi, ultimo erede di una serie di pianisti che hanno sia reinventato il pianismo, fermo su canoni classici romantici dai tempi di Liszt e Chopin, sia riportato a pieno diritto nella nostra musica la difficilissima ma esaltante arte dell’ improvvisazione, che vi era completamente assente da almeno 200 anni. Oltre a questo deve essere menzionato forse solo l’ incredibile livello di interpaly del gruppo, che suona veramente come una cosa sola, una macchina da musica di eccezionale delicatezza e morbidezza in cui l’ apporto di ognuno è funzionale in maniera essenziale al risultato finale. Giusto e meritato il successo del pubblico che dopo una lunghissima standing ovation ha ottenuto ben due bis, il primo dei quali: Ponciana di Ahmad Jamal è arrivato nel solo di Jarret a tali vertici di espressività da essere destinato a restare nella memoria di tutti i presenti.
| inviato da il 13/7/2004 alle 8:44 | |
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12 luglio 2004
Perfezione
*perfezione s. f. 1 Stato o condizione di ciò che è perfetto . 2 Realizzazione totale e completa . 3 Eccellenza in doti e qualità, spec. Morali.
Ieri sera 11 luglio 2004, evidentemente una data storica, visto che esattamente 22 anni fa l’Italia conquistava in Spagna il titolo mondiale di calcio, abbiamo assistito ad un evento eccezionale, un evento grandioso, magico, ho assistito alla perfezione*. Esatto amici miei, perfezione il solo sostantivo che posso associare alla performance del TRIO STANDARDS, ovvero Keith Jarrett al piano, Gary Peacock al contrabbasso, e Jack DeJohnette alla batteria.
Ore 21, arena SANTA GIULIANA, Perugina, la serata fresca, il cielo blu terso, le stello lo cominciano a popolare, e sul palco entrano i 3 fenomeni, nell’ordine Jack, Gary e Keith, quest’ultimo con mano destra in tasca ( gli esperti dicono possa trattarsi di un buon segno).
Pochi secondi di concentrazione, e si alzano dal pianoforte ( un bellissimo Stanwey&Son) le prime 4 note….. provo un emozione immensa, mi sovviene immediatamente alla mente il grande Koln Concert……
L’aria diventa più frizzante, non facendo altro che amplificare i brividi che percorrono il nostro corpo, come una immensa cassa armonica. Ormai abbiamo la certezza, con il passare del tempo e dei brani che ci trovano all'interno di un momento storico del Jazz, della Musica dell’Arte in generale.
I brani scorrono via uno dopo l’altro, i tre geni si sorridono, si rincorrono, si lanciano in invenzioni, senza mai eccedere in inutili virtuosismi, usano la loro tecnica immensa come mezzo per comunicarci tutto e rivelarci tutti i loro segreti…. Il favoloso trio , ancora una volta ha sfidato i pericoli di maltempo Keith ha fatto il pieno e fatto ascoltare il suo splendido pianoforte diviso fra riletture di classici del passato e libere cavalcate sui sentieri dell’improvvisazione....
Dalle nostre posizioni così vicine al palco riusciamo a vedere i volti sereni rilassati e consapevoli di chi sta vivendo, insieme ai 4300 spettatori, una grandissima serata che passerà alla storia.
5 brani il primo tempo, 5 brani il secondo e 2 Bis, questa la fredda statistica, che potrebbe non rendere giustizia a quello che abbiamo udito nel capoluogo umbro…. Ma i numeri verranno dimenticati e questa sera verrà ricordata come 2 ore 10 minuti di perfezione* artistica, unica ed irripetibile.
Sono state 2 ore e 10 minuti in cui sono stato felice di vivere!!!!!!!!
| inviato da il 12/7/2004 alle 22:31 | |
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26 maggio 2004
VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
"Operazione dei Nas in tutta Italia, perquisizioni negli hotel di alcune squadre del Giro: nessun sequestro effettuato. Atletica: tra i nomi la maratoneta Fiacconi"
fonte: www. gazzetta.it
BASTA!!!!!!!!!!!! BASTA!!!!!!!!!!!!
guarda a caso ancora una volta proprio durante un evento importante come il giro, i nostri "cari" prcuratori hanno visto bene di darsi importanze ed emettere decreti a raffica come ormai è consuetudine............ E' ora di finirla, mi spiegate perchè proprio ora bisogna gettare fango, ed umiliazione su atleti in questa maniera invereconda, solo per la mania di omnipotenza di questi "personaggi"? dico BASTA!!!!!! BASTA!!!!!! non mi importa delle loro carriere e delle loro manie, esigo giustizia, dalla GIUSTIZIA!!!!!!!!!
carissimi scusate il vostro affezionato, ma proprio non sopporto che chi detiene il potere giudiziario, lo usi in questa infame maniera.
| inviato da il 26/5/2004 alle 12:1 | |
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26 maggio 2004
Non infangate anche questo!!!!
Ho sognato, dopo 5 anni sono tornato a sognare, ed emozionarmi…………. Ero davanti alla televisione ieri pomeriggio ed ho visto intorno alle 15 30 una delle imprese sportive più belle ed entusiasmanti mai viste….. ho visto un uomo solo al comando, Damiano Cuneo, giovane ciclista scattare a dal gruppo della maglia rosa, riprendere uno ad uno, i ciclisti che lo precedevano, andando al doppio della loro velocità, quasi fossero birilli…. Vedere questo ragazzo 22enne, cambiare ritmo in questa maniera ci ha portato indietro a Marco Pantani….
Ebbene cari amici, non voglio tediarvi con falsa retorica, o inutile demagogia, ma vorrei urlare a squarciagola - adesso non roviniamo “anche” questo campione!!!!!!-….. penso che il “pirata” abbia fatto 1000 errori, e certo non si sia fatto “aiutare ad aiutare”, ma ancora una volta abbiamo copiato la maniera meschina ed irrispettosa degli Yenkee americani, e quando ci è capitata l’occasione di attaccare una celebrità, per dimostrare a tutti che la giustizia in questo paese funziona abbiamo affonadato senza pietà e ancor peggio senza prove (un indivividuo è innocente fino a quando non viene PROVATA la suo colpa)………… Ma vi rendete conto?
Attaccare un ciclista, che sicuramente ebbe le sue colpe, ed eliminarlo psicologicamente per la gloria personale di qualche magistrato, è stato sicuramente uno delle cose peggiori capitate nello sport, e nella nostra società negli ultimi tempi……… BASTA con questo falso perbenismo!! BASTA distruggere la vita degli altri per la propria gloria!!!!!!!!!!! ( e che gloria sarebbe? )
Ora vorrei che a questo ragazzo venga tributa la giusta gloria, e si pensi solo a vivere le emozioni immense che ci trasmette, senza cominciare a dubitare, ed infangare questa meraviglia immagine di uno sport d’altri tempi!!!!!!!!!
Cari affezionati, allora emozioniamoci, e per una volta, godiamo senza tirare fuori l’innata malizia che i “media” ci tirano fuori da ogni dove…..
W CUNEGO!!!!!!!!!!!!

| inviato da il 26/5/2004 alle 0:34 | |
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25 maggio 2004
Carne da macello...........
Cari amici, ma soprattutto amiche, è a voi che questa mattina rivolgo il mio pensiero…. Di norma non guardo troppo la TV, visto che il tempo non è tantissimo, ma quando mi capita, non posso fare altro che notare oltre alla pochezza dell’offerta pubblica, mi balzano agli occhi in ogni trasmissione frotte di (belle) ragazze, tutte uguali, ed inutili….. ma voi donne, non vi sentite insultate dall’immagine che se ne trae da questo sistema? Il messaggio è chiaro….. basta avere un corpo decente, tra l’altro stereotipato, un viso angelico (ma dove) ed il gioco è fatto….. tant’è che a questi “angeli” non viene concesso neppure di parlare (ne sarebbero in grado?) .
I infatti queste “creature” non sono di certo “arruolate” per meriti artistici, ma esclusivamente per il loro aspetto……. Ma questo non vi fa incazzare? Non vi sembra che l’immagine della donna sia stata portata ad un livello indecoroso, e soprattutto “semi-inutile”?
Mi spiego meglio….. se avessi una figlia di 12-14 anni, sarei oltremodo preoccupato, visto che il segnale che trarrebbe da ogni dove sarebbe: “sei bella?” “sei fatta bene?” - allora non perdere tempo in studi inutili, ma cerca di essere arruolata per fare la statuina (gallina) dove avrai l’occasione di conoscere qualcuno d’importante, e sarai sistemata (usata)- ……………………..
Amici miei sono sconvolto da tutto ciò è sono incredibilmente infastidito dall’immagine che la donna sta assumendo di fronte a tutti noi e, ahimé anche di fronte alle nostre figlie………..
RIBELLIAMOCI!!!!!!!!!!!! Smettiamo di vedere questi inutili e stupidi show(De Filippi&Cosatanzo in primis) , in cui viene mostrata la carne femminile come in una macelleria di basso borgo……
Cari amici, non sono qui a fare del falso moralismo, visto che chi mi conosce, sa che non lo sono affatto, anzi, ma mi fa SCHIFO questo mondo dell’apparenza…………. E di questo ne parleremo più avanti…..
Con affetto il vostro affezionato

| inviato da il 25/5/2004 alle 12:14 | |
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